ENRICO BAJ

Gioco e Potere


16 settembre – 22 ottobre 2017

Inaugurazione: sabato 16 settembre – ore 17:30

A cura di Vera Agosti

Testo e presentazione di Vera Agosti

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“Vado e vengo dove voglio, abito dove voglio, creo quello che voglio.”

“Il mio lavoro confina col gioco, a tal punto che spesso uso, quale materiale pittorico, veri e propri giocattoli. […] Il problema dell’uomo ludico, o giocante, è il problema di tutti noi e i governi, anziché imporre colle leggi il servizio militare obbligatorio, meglio farebbero a imporre il gioco militare obbligatorio”                    

Enrico Baj

L’Associazione Il Brunitoio è lieta di ospitare presso la Sala Esposizioni Panizza di Ghiffa, in provincia di Verbania, sul Lago Maggiore, la personale “Gioco e Potere” di Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003) in collaborazione con l’Archivio Baj di Vergiate e la Fondazione Marconi di Milano. Il maestro, esponente principale delle Avanguardie del Secondo Dopoguerra, era apprezzato anche all’estero, dove tutt’oggi è molto considerato. Ha partecipato alle manifestazioni ufficiali del Surrealismo. Dalla frequentazione dei poeti, tra cui André Breton, Octavio Paz, André Pieyres de Mandiargues… sono nate numerose edizioni illustrate. Baj, infatti, era anche un amante delle incisioni. La sua produzione grafica è immensa e sono stati realizzati ben 50 libri d’artista. Era un intellettuale, un uomo di libri, giornali e riviste. La scelta di diventare artista si deve al suo desiderio di essere libero, senza costrizioni: “Vado e vengo dove voglio, abito dove voglio, creo quello che voglio.”

Ecco che nella sua ricerca utilizza ogni materiale e nelle grafiche dà sfogo al suo spirito ribelle sovvertendo le regole prestabilite. Anarchico, lotta contro l’abuso del potere. Il suo linguaggio è ludico e dissacrante. Da qui il titolo dell’esposizione: “gioco” una componente fondamentale del suo fare artistico (“Il mio lavoro confina col gioco, a tal punto che spesso uso, quale materiale pittorico, veri e propri giocattoli. (..) Il problema dell’uomo ludico, o giocante, è il problema di tutti noi e i governi, anziché imporre colle leggi il servizio militare obbligatorio, meglio farebbero a imporre il gioco militare obbligatorio) e “potere”, l’oggetto a cui è indirizzata la sua polemica, sempre ironica. In particolare è il potere militare che viene messo in causa, con oltre venti incisioni dei “Generali” e del loro contraltare femminile, le “Dame”, esposte in mostra.

I primi, tronfi e vanitosi; le seconde, dai nomi altisonanti delle loro famiglie blasonate, sono avvolte da pizzi e merletti, vuote e superficiali, icone tristi di una aristocrazia in decadenza. Si tratta di mostri, simboli di follia, ignoranza e cattivo gusto.

Le opere esposte provengono dalle cartelle Larmes de généraux (1965) con sette litografie a colori, Bajchez Baj (1973) e Le dame di casa Baj (1975) con tecniche miste a colori su carta, Plastik-Plastik (1969) con una serigrafia a colori su plastica e sono presentate nelle cornici originali con interventi pittorici raffiguranti medaglie, stelle e decorazioni. Compaiono inoltre acqueforti a colori su carta stampate da Giorgio Upiglio.

In esposizione anche due preziosi libri d’artista:  La cravate ne vaut pas une medaille (1972) e Limbo (1966).